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Lombardia 2026 – n. 31 del 10 agosto 2026

Lombardia 2026 è uno strumento di conoscenza realizzato da PoliS-Lombardia settimanalmente, che riporta dati e contenuti significativi riferiti alla Lombardia emersi nell'ultimo periodo, sia prodotti che elaborati dall'Istituto. Insieme a questi dati si raccolgono e propongono approfondimenti e riflessioni di contesto (nazionale e internazionale), utili a comprendere le principali dinamiche evolutive del mondo in cui viviamo.
 
 
 
 

Lombardia 2026 – Sommario n. 31 del 10 agosto 2026

 

 

SEGNALAZIONI

ISTAT - I cambiamenti del lavoro in Italia dal 1861 a oggi

Al momento dell'Unità d'Italia, gli occupati ammontavano a 15,5 milioni, una cifra che rappresentava oltre il 70% della popolazione residente nei confini dell'epoca. In quel periodo storico, l'impegno lavorativo coinvolgeva quasi chiunque fosse in grado di svolgerlo, compresi i bambini, in attività per lo più prive di tutele e a bassa qualifica, svolte spesso all'interno dell'ambito familiare. Nel 2025, il panorama appare radicalmente trasformato: gli occupati superano i 24 milioni, ma rappresentano una quota inferiore della popolazione, pari al 41%. Questa lunga transizione si è articolata attraverso cambiamenti lenti in una prima fase, seguiti da brusche accelerazioni nel Secondo dopoguerra. Fino al 1936, l'agricoltura assorbiva ancora circa la metà della forza lavoro, perpetuando un modello inaugurato nel 1861 quando il settore primario occupava il 70% dei lavoratori. Il vero spartiacque si è registrato nell'arco di un trentennio, durante il quale l'Italia è diventata prima un'economia industriale e poi terziaria. Il Censimento del 1961 ha sancito il primato dell'industria, che ha raggiunto il suo picco storico al 44% nel 1971, per poi cedere progressivamente il passo all'occupazione nei servizi, decollata a partire dagli anni Sessanta. Già nel 1981 il settore terziario rappresentava quasi la metà del totale, fino ad arrivare a impiegare, nel 2025, il 70% degli occupati, lasciando all'industria poco più di un quarto della forza lavoro e riducendo l'agricoltura a un marginale 3,5%.

ISTAT - I flussi turistici in Italia (2024)

Nel 2024 sono 139,6 milioni gli arrivi turistici e 466,2 milioni le presenze nelle strutture ricettive, in aumento rispettivamente del 4,5% (+6 milioni) e del 4,2% (+19 milioni). In particolare, la maggiore crescita delle presenze rispetto alla media Ue27 porta l’Italia al secondo posto in Europa, preceduta solo dalla Spagna (505,2 milioni, +4,2%) e a coprire il 15,4% dei flussi turistici dell’Ue27 in termini di presenze. Cresce soprattutto il turismo internazionale che, rispetto al 2023, aumenta dell’8,9% in termini di arrivi e dell’8,4% per le presenze e che rappresenta oltre la metà della domanda del settore turistico: il 53% degli arrivi e il 54,5% delle presenze totali. Nel 2024 le presenze straniere negli esercizi ricettivi italiani sono circa 254 milioni, in arrivo prevalentemente da Germania (65,3 milioni di presenze), Stati Uniti (23,7 milioni), Francia e Regno Unito, entrambi con oltre 14 milioni di presenze. È invece sostanzialmente stabile la clientela residente in Italia.

ISTAT - La competitività dei settori produttivi (2025)

Nel 2025 la crescita economica dell’Italia mostra una certa resilienza: grazie alla moderata crescita del fatturato nei Servizi (+1,7% che bilancia il fatturato stagnante dell’Industria (0,0%; -0,1% nella manifattura). Sulla base di queste premesse, il Rapporto analizza due effetti delle misure tariffarie che generavano maggiore preoccupazione: un eventuale impatto negativo sulle esportazioni di beni italiani e un possibile aumento della penetrazione delle merci cinesi, con conseguente potenziale spiazzamento della produzione interna.

ISTAT - Le aziende agrituristiche in Italia (2024)

Nel 2024 le aziende agrituristiche italiane sono 26.360 (+0,9% rispetto al 2023) e accolgono 4,7 milioni di agrituristi (+4,3% rispetto al 2023), per lo più stranieri (54,8%). Il 72% degli agrituristi sceglie le strutture del Centro e del Nord-Est. I tassi di crescita del numero di aziende agrituristiche sottolineano il maggiore dinamismo del Mezzogiorno che ha una crescita del 2,5% grazie al +8,9% della Sicilia e al +2,6% della Sardegna. Nel Nord e nel Centro la crescita è dello 0,5%. Aumenti consistenti nella dotazione di strutture agrituristiche si hanno anche in Basilicata (+3,3%), Campania (+2,2%) e Piemonte (+2%). In flessione del -1,1% il numero di aziende in Lombardia. Con 11.504 aziende (43,5%), il Nord conferma la sua maggiore dotazione di strutture agrituristiche, concentrate soprattutto nelle regioni del Nord-Est (7.540 unità).

ISTAT - L'inserimento professionale dei dottori di ricerca in Italia e la capacità di trattenere i talenti della Lombardia (2025)

A differenza di molte aree del Paese (Molise, Basilicata e Calabria che vedono emigrare quasi il 60% dei propri talenti), la Lombardia registra tassi di flussi in uscita tra i più bassi a livello nazionale: solo il 26,9% dei dottori di ricerca originari del territorio lombardo sceglie di lasciare la regione per trasferirsi in altre aree d'Italia o all'estero dopo aver conseguito il titolo. Quasi tre quarti dei professionisti altamente qualificati formati nella regione riescono a trovare opportunità lavorative soddisfacenti sul proprio territorio. Tale capacità di trattenimento è guidata dalla presenza di un ecosistema industriale avanzato e da un solido network di istituti di ricerca pubblici e privati che, uniti a una forte richiesta di profili STEM, riescono ad assorbire l'offerta di lavoro altamente qualificato. È quanto emerge dal report statistico dell'Istat del 2025 sugli sbocchi professionali dei dottori di ricerca (coorti 2019 e 2021).

ISTAT - Risultati economici delle imprese e delle multinazionali a livello territoriale (2023)

ISTAT ha diffuso le tavole relative all’anno 2023 che riportano i principali aggregati e indicatori economici di 5 milioni unità locali di imprese e multinazionali, tra cui occupazione, settore di attività economica, localizzazione, componenti positive e negative del conto economico e stima del valore aggiunto. In particolare, il riferimento alle unità locali, quindi alle specificità strutturali ed economiche delle singole sedi in cui le imprese operano sul territorio italiano, consente analisi economiche a livello territoriale: le tavole presentano un dettaglio comunale per industria e servizi e un approfondimento per 15 sezioni di attività economica per provincia e comuni capoluogo di provincia.

Openpolis – I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche italiane (2025)

Sebbene il 64,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni pratichi un’attività sportiva al di fuori dell’orario scolastico, questa media nasconde profonde disuguaglianze dettate dal genere, dalla cittadinanza e dal contesto sociale di provenienza: l’accesso allo sport in ambito extrascolastico è un’opportunità che resta fortemente condizionata dalle possibilità familiari. Mentre più del 75% dei figli di laureati pratica sport regolarmente, tale quota scende notevolmente nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. Inoltre, i maschi praticano sport con maggiore frequenza delle femmine (73,5% contro 55%) e le ragazze, superati i 13 anni, fanno attività sportiva in meno di un caso su due. È quanto riportato da Openpolis su dati ISTAT.

Osservatorio TEA - Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano (2025)

Il rapporto 2025 dell’Osservatorio TEA è suddiviso in due parti: la prima riporta i risultati di una analisi survey su database originale di circa 2.200 imprese distribuite lungo l’intera catena del valore, la seconda alcuni approfondimenti territoriali su Piemonte, Lombardia, Triveneto, Emilia-Romagna e sullo stabilimento di Melfi. L’ecosistema dei fornitori automotive presenti in Italia comprende 2.196 imprese che impiegano circa 300.000 addetti, di cui circa 200.000 direttamente riconducibili alle attività automotive. Il fatturato aggregato delle imprese censite ammonta a circa 120 miliardi di euro. La distribuzione regionale delle sedi principali delle imprese automotive evidenzia una forte concentrazione nel Nord Italia, con due poli dominanti: Piemonte (646 imprese; 29,4%) e Lombardia (600; 27,3%) che, insieme, raccolgono oltre la metà del totale nazionale (56,7%). Seguono l’Emilia-Romagna (247; 11,2%) e il Veneto (195; 8,9%).

 


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