Il 2025 segna per il mercato del lavoro femminile lombardo un momento di stabilizzazione dopo anni di crescita sostenuta. Il numero di donne occupate si attesta a 2 milioni — lo stesso livello del 2024 — con un tasso di occupazione del 62,1% pressoché invariato.
La fase espansiva che aveva caratterizzato il periodo post-pandemico sembra essersi esaurita: la crescita dell'occupazione nell'ultimo anno ha riguardato quasi esclusivamente la componente maschile (+1,1%), mentre quella femminile è rimasta ferma. Sul fronte della disoccupazione, invece, il miglioramento prosegue: il tasso femminile è sceso al 3,4%, avvicinandosi a quello maschile (2,6%) e riducendo il divario di genere su questo
indicatore da -1,1 a -0,8 punti percentuali tra il 2024 e il 2025.
Nel medio periodo, ossia nel quinquennio 2021-2025, il quadro generale è positivo, ma con luci e ombre. L'occupazione femminile è cresciuta del 5,0%, spinta soprattutto dalle lavoratrici più mature (50-64 anni, +12,4%), in virtù dell’effetto combinato dell'invecchiamento della forza lavoro e dell'innalzamento dell'età pensionabile. La fascia 35-49 anni rimane invece l'unica con una variazione negativa (-4,7%), una contrazione che non accenna a invertirsi e che, almeno in parte, riflette i vincoli di conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari, i quali colpiscono in modo sproporzionato le donne in questa fase della vita.
Il confronto europeo restituisce un'immagine contraddittoria. Sul fronte dell'occupazione femminile, la Lombardia fa meglio dell'Italia, ma rimane al di sotto della media UE27 di 4,5 punti percentuali (62,1% il tasso di occupazione lombardo, 66,6% quello europeo). Il gap di genere — ovvero la differenza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile — è, in Lombardia, pari a 14,6 punti percentuali, quasi il doppio di quello europeo (8,8 punti), e si è lievemente ampliato tra il 2021 e il 2025. Il tasso di occupazione femminile rimane così ancora lontano dall'obiettivo del 78% fissato dall'"European Pillar of Social Rights Action Plan" per il 2030.
Le donne lombarde sono mediamente più istruite degli uomini — il 73,2% possiede almeno il diploma, contro il 66,4% degli uomini. Il gap nel tasso di occupazione si riduce all'aumentare del titolo di studio (da 24,3 punti per i meno istruiti a 4,1 punti tra i laureati), ma non scompare mai del tutto, segnalando che gli ostacoli che le donne incontrano nel mercato del lavoro spesso trascendono il livello di istruzione.
Sul fronte delle condizioni di lavoro, si registrano disuguaglianze strutturali persistenti:
- segregazione verticale con le donne nettamente sottorappresentate nei ruoli apicali (32,4% dei dirigenti),
- forte concentrazione nel lavoro part-time (76,9% dei contratti part-time è femminile),
- sovraesposizione ai contratti precari e un gender pay gap del 20%, che si amplia ulteriormente sulle componenti accessorie della retribuzione.
La conciliazione tra lavoro e famiglia continua a essere il nodo irrisolto. I dati dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) mostrano che nel 2024 il 69,5% delle dimissioni di genitori con figli piccoli in Lombardia ha riguardato lavoratrici madri, il 77,5% delle quali ha indicato come causa principale la difficoltà di conciliazione.
A rendere ancora più difficile la situazione concorre il costo crescente dei servizi per la prima infanzia: in Lombardia la quota di spesa a carico delle famiglie è salita dal 22% al 28% tra il 2021 e il 2023. Non sorprende, in questo contesto, che il 27% delle donne occupate lavori a tempo parziale — quattro volte la quota maschile. Il dato è in calo rispetto al 31% del 2021, ma questa riduzione può riflettere non tanto migliorate condizioni di conciliazione, quanto la pressione economica che rende insostenibile lavorare meno.
Per quanto riguarda la disoccupazione, i dati segnalano che il numero di persone in cerca di lavoro si è quasi dimezzato tra il 2021 e il 2025. Il tasso di attività mostra però segnali non incoraggianti: nel 2025 quello femminile è calato rispetto all'anno precedente (dal 65,1% al 64,4%), e nel contempo il numero di donne inattive è cresciuto di 35 mila unità.
Occupazione stabile e disoccupazione in calo, dunque, ma con una parte crescente di donne che escono dalla forza lavoro senza più cercare un'occupazione.
Questo scivolamento nell'inattività si manifesta, in forme diverse, anche tra i giovani: il tasso di NEET ha continuato a scendere per entrambi i generi, con la Lombardia tra le aree europee con le performance migliori, ma permane il paradosso che caratterizza il mercato del lavoro regionale: le ragazze abbandonano la scuola molto meno dei ragazzi (4,3% contro 8,6%) ma risultano più spesso in condizione di NEET (10,6% contro 6,5%).
Disponibili anche aggiornamenti periodici sul tema mercato del lavoro sotto il titolo generale Nota flash: Mercato del lavoro in Lombardia 2026.
Negli anni precedenti al 2024 i report e i testi erano realizzati dall'Istituto su incarico dell'Osservatorio regionale del mercato del lavoro e della formazione.
Dirigente di riferimento: Raffaello Vignali
Project Leader: Simonetta Guzzo
Dati di pubblicazione: Focus monotematico 1/2026, giugno 2026
Codice PoliS-Lombardia: 251348ECO