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Working poor

Se in passato trovare un lavoro significava evitare di cadere in povertà, oggi non è più così. Il confine della povertà si è allargato includendo non solo gli individui disoccupati o inattivi, ma anche i lavoratori stessi, venendosi così a creare una nuova categoria: i working poor, o lavoratori poveri, cioè quei lavoratori che non ricevono dal loro impiego un salario sufficiente a garantire uno stile di vita al di sopra delle soglie di povertà.

Il focus "Working poor" analizza questa tematica, con attenzione specifica alla realtà della Lombardia, regione che, pur essendo fra le più ricche del paese, non è esente da questa problematica economico-sociale.
Nei primi paragrafi si delinea il contesto tematico della questione salariale e della povertà lavorativa nel  nostro paese e vengono fornite indicazioni per la identificazione e misurazione del fenomeno del lavoro povero. I paragrafi successivi sono dedicati all’analisi della situazione lombarda, attraverso i dati del questionario sulla Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat; in particolare, i lavoratori poveri vengono analizzati sotto il profilo delle caratteristiche demografiche e professionali nonché della soddisfazione lavorativa. 

Le recenti crisi economiche che l’Italia ha attraversato, cioè la lunga crisi economico-finanziaria degli anni 2008-2013 e quella causata dal Covid-19, hanno alimentato il fenomeno del lavoro povero.
Questo, inoltre, è stato favorito da recenti cambiamenti nell’economia, a cominciare dall’accresciuta flessibilità introdotta dalle riforme del mercato del lavoro degli ultimi anni. L’incremento nell’utilizzo di contratti a tempo determinato e a tempo parziale o contratti non standard, nonché la polarizzazione del mercato del lavoro, la diffusione di occupazioni a bassa qualifica e retribuzione e la continua prevalenza nel panorama industriale italiano di
microimprese hanno contribuito ad aumentare la quota di working poor.
Accanto a questi cambiamenti, la povertà lavorativa ha come causa a monte il fenomeno della c.d. questione salariale, vale a dire una stagnazione nel livello delle retribuzioni reali: negli ultimi vent’anni, i salari reali in Italia sono diminuiti, rappresentando un unicum nel panorama dei paesi industrializzati.

Oltre ad avere un salario basso, il rischio di trovarsi in condizione di povertà lavorativa è determinato anche dalla quantità di lavoro svolto, vale a dire da quanti mesi si lavora nell’anno e quante ore nell’arco della settimana.
Il ruolo di queste due dimensioni non è affatto irrilevante; al contrario, a essere maggiormente colpiti da povertà lavorativa sono proprio quei lavoratori che risultano impiegati pochi mesi all’anno e i lavoratori a tempo parziale, soprattutto se involontari (cioè, coloro che hanno accettato un lavoro part-time
perché non hanno trovato un impiego a tempo pieno).

Per la regione Lombardia - sebbene i risultati siano ragionevolmente estendibili al paese intero - altre categorie di lavoratori in cui si registra un’incidenza maggiore di working poor sono gli individui con un contratto a tempo determinato, i lavoratori delle aziende più piccole per numero di dipendenti e gli operai. Dal punto di vista
delle caratteristiche demografiche, sono più colpite le donne, gli stranieri, i lavoratori più giovani e più anziani e coloro che hanno un basso livello di istruzione.
Oltre all’impatto negativo diretto sul trattamento economico dei lavoratori, la povertà lavorativa riversa altre conseguenze negative. Innanzitutto, la soddisfazione dei lavoratori verso il loro impiego è minore fra i working poor, soprattutto se sono lavoratori a tempo parziale. Inoltre, la povertà lavorativa spesso assume i caratteri di una trappola della povertà, cioè di una condizione in cui una volta dentro è difficile uscirne.

La complessità del fenomeno del lavoro povero implica che un’adeguata strategia di lotta alla povertà includa una molteplicità di strumenti di policy. Fra questi, i più discussi in ambito accademico e politico sono l’introduzione di un salario minimo, che potrebbe ridurre l’incidenza dei working poor con un innalzamento delle retribuzioni orarie più basse, e una riforma del sistema della contrattazione collettiva che argini la diffusione dei contratti “pirata”, cioè quei contratti stipulati da organizzazioni sindacali non rappresentative che prevedono retribuzioni e diritti dei lavoratori inferiori rispetto agli accordi firmati dai sindacati maggiori.

 

Disponibili anche aggiornamenti periodici sul tema mercato del lavoro sotto il titolo generale Nota flash: Mercato del lavoro in Lombardia 2025.

Negli anni precedenti al 2024 i report e i testi erano realizzati dall'Istituto su incarico dell'Osservatorio regionale del mercato del lavoro e della formazione.



Dirigente di riferimento: Raffaello Vignali
Project Leader: Simonetta Guzzo

Dati di pubblicazione: Focus monotematico 3/2025, settembre 2025
Codice PoliS-Lombardia: 231336ECO

Working poor

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